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Il messaggio che esce dalle urne

Le elezioni del 4 marzo hanno segnato a Brembio un panorama politico nuovo. Prenderò in considerazione il solo voto per le Regionali in quanto più aderente all'ambito strettamente locale, anche perché concorrevano personaggi del luogo o ben conosciuti in paese.


Da dire subito che dei 2.034 elettori iscritti nelle liste del Comune, hanno votato 1.554 cittadini aventi diritto, cioè il 76,40% del corpo elettorale. Inoltre, se si prendono in considerazione le 62 schede non valide (di cui 29 bianche), soltanto 1.492 elettori hanno espresso un voto per le compagini in lizza, il 73,35%, che significa che più di un quarto della popolazione non ha inteso sostenere alcuna formazione politica. Disaffezione o piuttosto disgusto per una politica che si sublima in talk-show televisivi dove snobbare i problemi e parlare del nulla è la regola, o si compiace della disinformazione distribuita da media complici? Forse c'è di più, l'idea che si sta facendo sempre più spazio che il non voto possa essere un'arma micidiale per abbattere una classe politica squalidamente adagiatasi nel rimirare il proprio ombelico. Pensando al piccolo, ad esempio, in un Comune come Brembio, il non voto e la rinuncia dei pochi, che si ostinano a presentare liste di opposizione, a farlo, potrebbe bloccare il degrado amministrativo, la caduta nell'abisso trascinati da personaggi che si aggrappano ad una sedia di Palazzo Andreani perché ultima spiaggia per contare politicamente qualcosa altrove e occupare cariche pubbliche di visibilità. Nessuna lista, o un'unica lista in una situazione di non voto del 50%, provocherebbe il commissariamento del Comune e conseguentemente favorirebbe una salvezza amministrativa dal fallimento da tempo annunciato che il paese sta vivendo. Situazioni tutte da costruire certamente, ma comunque in progress.
Tornando ai numeri delle elezioni regionali, gli aventi diritto che non hanno espresso un voto (io sono tra essi) sono 542: se confrontiamo i risultati delle singole liste rappresentano il partito non-partito vincitore. Quello che i numeri dicono primo partito oggi a Brembio, la Lega, ha ottenuto 447 voti. Di più, l'intera coalizione che sosteneva il candidato presidente Giorgio Gori, del Pd, partito che oggi amministra Brembio, ha ottenuto soltanto 451 voti. Il non voto è battuto solo dall'intera coalizione di centrodestra che ha ottenuto 696 voti.
Guardando la distribuzione dei voti validi, balza agli occhi subito la dissipazione inesorabile ed irrefrenabile dell'eredità elettorale del PCI lasciata alle compagini nate dalla sua disgregazione. Il PD, in caduta libera dal 2004, con 384 voti, ha praticamente dimezzato il consenso di sinistra dei tempi del sindaco Casella, anni Settanta e Ottanta. Liberi e Uguali, che raggruppa i recenti scissionisti del PD locale, ha portato a casa solo 22 voti. Rifondazione Comunista, che alle regionali era presente nella lista Sinistra per la Lombardia, e che vedeva candidato uno dei due consiglieri comunali e segretario della sezione locale, ha raccolto il consenso di soli 42 votanti. Noi con l'Italia - UDC, altra presenza locale seppure di centrodestra, ha riportato 11 voti.
Il dato forte uscito dalle urne è che la Lega, partito non rappresentato a Brembio, con 447 voti ottenuti, è il vincitore anche in paese di queste elezioni. Il centrodestra, grazie a Forza Italia che, con 175 voti riportati, conferma la consistenza del proprio seguito in paese, e alle altre liste della coalizione, è il vincitore locale, sfiorando quota 700 che era la norma fino agli anni Novanta per la sinistra. Altro dato notevole è il risultato ottenuto dal Movimento 5 Stelle che ha raccolto 268 consensi.
Che sia giunto il momento della presa di coscienza da parte dei brembiesi che la politica e la buona amministrazione si misura nei fatti e non nelle vuote sviolinate delle veline pubblicate dalla stampa locale? Che sia finito davvero il tempo delle piramidi e della propria divinizzazione? Ce lo diranno le elezioni amministrative del 2019. Aspetto con curiosità.

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